Oggi parliamo di… Leishmaniosi

La Leishmaniosi è una malattia zooonosica causata da un protozoo appartenente al genere Leishmania spp. e trasmessa da un vettore biologico, il Phlebotomus spp., un insetto che assomiglia ad un moscerino, della grandezza di 2-3 mm, comunemente denominato “pappatacio”. I cani costituiscono il principale serbatoio di infezione per l’uomo (Gramiccia et al., 2005).

Ospite vettore

I flebotomi (foto a sinistra) sono ditteri ematofagi appartenenti alla Famiglia Psychodidae, sottofamiglia Fhlebotominae, la quale comprende circa 700 specie aggregabili in cinque generi: Phlebotomus, Sergentomya, Warileya, Lutzomya, Brumptomya. Ai primi due generi appartengono le otto specie descritte in Italia: P. perniciosus, P. pefiliewi, P. mayor, P. papatasi, P. sergenti, P. ariasi, P. mascittii e S. minuta. Solo la femmina si nutre di sangue, il quale le è necessario per la maturazione delle uova. I maschi sono glicifagi.


Ciclo biologico

Leishmania spp. è un protozoo difasico che per completare il ciclo biologico richiede un vettore del genere Phlebotomus nel vecchio mondo e Lutzomyia nel nuovo mondo e un ospite vertebrato. Il ciclo biologico della Leishmania infantum comincia con il pasto di sangue del flebotomo su un cane infetto e l’ingestione della forma aflagellata del protozoo (amastigote); nel suo apparato digerente l’agente patogeno assume la forma flagellata infettiva (promastigote), che viene reinoculata nella cute dell’ospite vertebrato con il pasto successivo, ricominciando così il ciclo. (Kaye e Scott, 2011; Laskay et al., 2003). A seguito della loro liberazione le forme amastigote andranno ad infettare altri macrofagi e con essi, tramite il
circolo ematico, diffonderanno principalmente agli organi emolinfopoietici (quali fegato, milza, linfonodi nel midollo osseo) e nella cute, generando un’infezione sistemica. Altri flebotomi assumeranno gli amastigoti con il pasto di sangue infetto, dando così inizio ad un nuovo ciclo (Baneth et al., 2012). Il sistema immunitario dell’ospite svolge un ruolo fondamentale sia nella evoluzione dell’infezione che sull’efficacia della terapia.

Negli animali sensibili alla malattia si riscontra una inefficiente immunità cellulo-mediata ed una elevata produzione di anticorpi non protettivi, che sono poi causa del danno renale. Nei cani resistenti l’efficienza dell’immunità cellulo-mediata è in grado di circoscrivere l’infezione, impedendo lo sviluppo della malattia clinicamente manifesta. A tutt’oggi, quasi nessuna terapia ha dimostrato di essere in grado di eliminare completamente i parassiti dall’organismo infetto, infatti è frequente una temporanea remissione clinica con successive ricadute dopo la sospensione del farmaco (Baneth et al., 2002). Nel nuovo mondo i cani sono considerati i principali serbatoi di Leishmaniosi viscerale causate da Leishmania chagasi; in Brasile è obbligatoria l’eutanasia dei cani positivi; da alcuni studi sono emersi risultati contraddittori nell’eliminazione di cani infetti come metodo di profilassi, spingendo la ricerca alla messa a punto di un vaccino efficace come promettente alternativa per la prevenzione. Poiché la diagnosi clinica di leishmaniosi viscerale canina non è affidabile a causa della grande varietà di segni clinici e l’alta percentuale di cani asintomatici, i metodi sierologici sono stati utilizzati per la diagnosi definitiva di Leishmania (Zanette et al., 2013). La malattia è classicamente descritta come trasmessa da flebotomi ma è in dubbio se altri artropodi ematofagi come zecche e pulci possano fungere da vettori. inoltre, Sono state inoltre indagate modalità alternative di trasmissione, dimostrando anche la possibilità di trasmissione orizzontale (via diretta tramite trasfusioni di sangue da portatori di infezione, via venerea) e verticale (transplacentare o trans mammaria; Solano-Gallego et al., 2011). Da uno studio condotto negli USA sono state riscontrate positività alla PCR in cuccioli nati da cagne naturalmente infette che dall’anamnesi non avevano storia di spostamenti in zone endemiche. Questo è stata la prima segnalazione di trasmissione verticale di L. infantum in cani naturalmente infetti in America del Nord e ha sottolineato che queste modalità potrebbero sostenere l’infezioni all’interno delle popolazioni canine anche in assenza di vettori competenti (Boggiatto et al., 2011; Masucci et al., 2003).


Sintomatologia

La disseminazione del parassita nell’organismo e l’eventuale sviluppo della malattia dipendono dal tipo e dall’efficienza della risposta immunitaria del cane infetto. La risposta immunitaria gioca un ruolo molto importante nell’evoluzione e nella prognosi della malattia; il coinvolgimento dei linfociti T helper CD4+ indirizza il sistema immunitario verso una risposta umorale (Th2) o verso una risposta cellulo-mediata (Th1). I due estremi dell’espressione clinica sono rappresentati da:

  • cani infetti clinicamente sani, caratterizzati da una lieve o assente risposta Th2 e dalla presenza di una risposta Th1 specifica contro Leishmania spp.;
  • cani infetti e gravemente malati, caratterizzati da un’esagerata risposta Th2 e da una risposta Th1 assente o lieve.

Vengono definiti “esposti” i cani clinicamente sani nei quali i test diagnostici cito-istologici, parassitologici e molecolari risultano negativi ma con titoli anticorpali specifici, non superiori a 4 volte il valore soglia del laboratorio di riferimento. Sono solitamente soggetti che soggiornano o hanno soggiornato, durante una o più stagioni di trasmissione, in un’area dove è accertata la presenza di flebotomi vettori del parassita.

Un cane infetto è un soggetto nel quale è dimostrabile la presenza del parassita, con metodi diretti (microscopia, coltura o PCR) e con metodi indiretti (messa in evidenza di anticorpi specifici).

Un cane è definito malato quando risulta positivo l’esame citologico eseguito su tessuti presentanti lesioni compatibili con infezione da Leishmania spp., indipendentemente dal risultato della sierologia. La malattia nel cane è caratterizzata da marcato pleomorfismo dei segni clinici, che variano dall’assenza totale dei sintomi a quadri clinici gravi, devastanti e spesso fatali. I più comuni si appalesano con lesioni cutanee, dermatite esfoliativa generalizzata, papule, noduli, ulcerazioni, croste, alopecia, perdita di peso, linfoadenomegalia generalizzata, lesioni oculari, diarrea cronica, epistassi, zoppia e atrofia muscolare, onicogrifosi. L’insufficienza renale è la causa che porta poi alla morte.

Il parametro biochimico più significativo è l’ipergammaglobulinemia associata a ipoalbuminemia, trombocitopenia, anemia non rigenerativa, iperazotemia e ipercreatininemia. (Ciaramella et al., 2003). Diversi fattori predisponenti per lo sviluppo di malattia sono stati descritti tra cui la razza, l’età e il background genetico (Solano-Gallego et al., 2011).


Epidemiologia della Leishmaniosi nel cane

In Italia, fino al 1970, la leishmaniosi canina era endemica nelle Regioni centrali e meridionali, comprese le isole, mentre nel Nord Italia non era stata mai rilevata, con l’eccezione di Liguria e poche aree nella regione Emilia-Romagna. Fattori climatici e socio-economici hanno portato a cambiamenti nella distribuzione di Leishmaniosi canina in Europa dalla metà degli anni ‘80 (Gramiccia et al., 1985), con una progressiva diffusione dell’infezione che è stata osservata in regioni settentrionali precedentemente non interessate raggiungendo le Prealpi del nord Italia, i Pirenei in Francia e il nord della Spagna.

Il gran numero di cani che viaggiano verso il sud Europa, o importati come animali da compagnia provenienti da zone dove Leishmaniosi canina è endemica, hanno probabilmente aumentato il numero di casi clinici segnalati in paesi non endemici, come Regno Unito e la Germania (Solano-Gallego et al., 2011). La presenza della malattia in un canile pubblico della provincia di Bologna è stata dimostrata per la prima volta nel 2007 con un’indagine epidemiologica durata 3 anni e condotta tramite test di immunofluorescenza indiretta (IFA) (Baldelli et al., 2011). La circolazione del parassita è stata confermata anche da strumenti diagnostici diretti, quali la PCR, la citologia e le colture in vitro, effettuata su diversi materiali bioptici. Il parassita è stato isolato e identificato come Leishmania infantum zimodema MON 1. L’indagine entomologica , ha mostrato la presenza del
vettore P. perfiliewi. Questo studio ha permesso di individuare un focus stabile di Leishmaniosi canina in una zona che non era stata considerata eco-compatibile con la presenza del vettore e dell’infezione.

I risultati confermano la diffusione della malattia nel cane verso nord in aree precedentemente non interessate da focolai autoctoni. Da altri studi effettuati in un programma di sorveglianza della durata di 6 anni attivato nel canile della Repubblica di San Marino (Salvatore et al., 2013)., a seguito di un precedente focolaio di Leishmaniosi canina all’interno di tale struttura, si evince che la prevalenza di Leishmaniosi canina è simile a quella riportata Emilia-Romagna soprattutto nella confinante Provincia di Rimini (Dell’Anna S. 2010), un’area endemica storica circa 10 anni. Il Triveneto non è rimasto indenne da questa tendenza e negli ultimi anni si sono susseguite varie segnalazioni nel cane, che hanno portato alla luce l’esistenza di veri e propri focolai autoctoni della malattia con circolazione del protozoo all’interno della popolazione canina locale, compresa quella che non aveva mai effettuato viaggi verso aree a rischio. I vettori rinvenuti appartengono alle due specie P. perniciosus e P. neglectus (Cassini et al., 2007).

La distribuzione geografica della malattia dipende quindi dalla distribuzione dell’insetto vettore, il Phlebotomus spp., e comprende il Bacino del Mediterraneo e tutta la penisola Iberica (Noli et al., 2005). La malattia è endemica in più di 70 paesi del mondo distribuiti nell’area tropicale e sub-tropicale di tutti i continenti (Europa meridionale, Africa, Asia, Sud e Centro America) ed è stata segnalata anche negli Stati Uniti d’America (Petersen et al., 2009), eccetto l’Australia. Il 90% dei casi di leishmaniosi viscerale si registra in India, Bangladesh, Nepal, Sudan, Brasile. La malattia non è presente in Oceania (Baneth, 2012; Dantas-Torres, 2012).


Diagnosi

Sono disponibili vari metodi per la diagnosi di infezione da Leishmania, suddivisi in citoistologici, sierologici e metodi molecolari. I metodi cito-istologici consentono di individuare al microscopio ottico il protozoo dai tessuti (Ferreira et al., 2013). La diagnosi più accurata si ottiene con l’osservazione diretta dei parassiti in preparati citologici o sezioni istologiche di linfonodi, midollo osseo o pelle e dall’identificazione del DNA parassitario con la reazione a catena della polimerasi (PCR). Ancora dal siero con la misurazione dei titoli anticorpali mediante immunofluorescenza indiretta (IFA) e il test immuno-enzimatico (ELISA) (Ciaramella et al., 2003). E’ stato sperimentato a fini diagnostici un campionamento non invasivo a partire da tamponi congiuntivali per l’individuazione del DNA del parassita. Il metodo ha percentuali di positività sovrapponibili ai campioni prelevati da linfonodi. È stata anche dimostrata la presenza di DNA di Leishmania in tamponi orali nei cani. (Lombardo et al., 2012)


Prevenzione

Ad oggi, l’unica possibile terapia preventiva contro la leishmaniosi viscerale canina è l’uso di repellenti contro le punture del flebotomo, tramite l’uso di prodotti spot-on, spray o collari a lento rilascio, per tutto il periodo che va dalla primavera all’autunno (Maroli et al., 2009), oltre naturalmente a limitazioni all’esposizione del vettore, proteggendo il cane con mezzi fisici applicando reti a maglia stretta alle finestre del posto dove soggiorna il cane, dal crepuscolo fino all’alba (periodo di massima attività del vettore). Dormire fuori si conferma essere un importante fattori di rischio per lo sviluppo dell’infezione e della malattia (Cassini et al.,2013). In Europa, la vaccinazione contro L. infantum è basata su vaccini composti da antigeni purificati ed è stata approvata per l’uso sui cani (Lemesre et al., 2007). La sterilizzazione delle cagne unitamente al controllo dei vettori limiterà la possibilità di trasmissione in aree endemiche sia all’uomo che al cane.

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Terapia della Leishmaniosi

Anche dopo un’adeguata terapia medica le recidive possono essere frequenti; gli animali colpiti devono essere monitorati per mesi o anni e comunque la guarigione parassitologica sembra non essere possibile.

Se desideri metterti in contatto con la Dr.ssa Debora Teresa Gattuso per un consulto sulla terapia o semplicemente per informazioni sulla prevenzione per il tuo cane, scrivi a emgvet@gmail.com

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EMG Admin

Medico Veterinario e Allevatore di Labrador con Affisso Riconosciuto ENCI - FCI "EpicMagnaGraecia's" dal 2001.

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